Specismo
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Lo specismo consiste nel considerare i membri di una specie moralmente più importanti di altri solo in base alla specie. Il termine, coniato da Richard Ryder nel 1970 e reso popolare da Peter Singer, è centrale nell’etica animale e nel veganismo.
In breve
- Termine coniato
- 1970
- Coniato da
- Richard D. Ryder
- Reso popolare da
- Peter Singer, Animal Liberation (1975)
- Ambito
- Filosofia morale
- Concetto opposto
- Antispecismo
- Ultima revisione
- 31 ottobre 2026
Risposta rapida: Lo specismo è l’idea, o la pratica, di dare meno peso morale agli interessi di qualcuno solo perché appartiene a una specie diversa: per esempio considerare la sofferenza di un maiale meno importante di quella di un cane o di un essere umano per nessun altro motivo se non la specie. Il termine fu coniato dallo psicologo Richard Ryder durante una campagna a Oxford nel 1970 e reso popolare dal filosofo Peter Singer, che lo paragonò al razzismo e al sessismo. L’opposizione allo specismo è uno dei principali argomenti filosofici a favore del veganismo.
Dati principali
- Definizione: «la pratica di trattare i membri di una specie come moralmente più importanti dei membri di altre specie» (Britannica).
- Origine: Richard Ryder coniò il termine negli anni ’70 «durante una campagna a Oxford», e Singer lo rese popolare (Stanford Encyclopedia of Philosophy).
- Principio fondamentale: l’uguale considerazione degli interessi di Singer: interessi paragonabili, come quello di evitare il dolore, meritano lo stesso peso chiunque li abbia.
- Dibattito chiave: l’“argomento dei casi marginali”, che contesta l’uso di capacità come la razionalità come fondamento dello status morale (Stanford Encyclopedia of Philosophy).
- Scienza: la New York Declaration on Animal Consciousness del 2024 afferma che esiste un forte sostegno scientifico all’esperienza cosciente nei mammiferi e negli uccelli e almeno una possibilità realistica in tutti i vertebrati e in molti invertebrati (NYU).
- Specismo nella pratica: il diverso trattamento riservato agli animali da compagnia e agli animali da allevamento, e le leggi che classificano gli animali come proprietà.
Lo specismo è la pratica di trattare i membri di una specie come moralmente più importanti dei membri di altre specie, solo in base all’appartenenza alla specie, in situazioni in cui la differenza di trattamento non è giustificata da differenze rilevanti. Il termine è usato soprattutto da chi critica questo tipo di trattamento, e il concetto ha un ruolo centrale negli argomenti a favore dei diritti animali e del veganismo etico.
Origine del termine
La parola fu coniata nel 1970 dallo psicologo britannico Richard D. Ryder, che la usò in un volantino stampato in proprio durante una campagna a Oxford (Stanford Encyclopedia of Philosophy) per tracciare un parallelo tra la discriminazione contro gli animali e altre forme di pregiudizio come il razzismo e il sessismo. Il termine fu reso popolare dal filosofo Peter Singer nel libro Animal Liberation (1975), diventato uno dei testi fondativi del moderno movimento per i diritti animali. “Specismo” (in inglese speciesism) è stato poi incluso nei principali dizionari della lingua inglese.
L’argomento
L’argomento contro lo specismo viene spesso presentato in questi passaggi:
- Sono le caratteristiche moralmente rilevanti, come la capacità di provare dolore e piacere, a dare a un essere il diritto alla considerazione morale.
- Molti animali non umani possiedono queste caratteristiche.
- L’appartenenza a una specie in sé, come la razza o il sesso, è una categoria biologica e non è di per sé moralmente rilevante.
- Di conseguenza, dare minore considerazione agli interessi paragonabili di un animale solo perché appartiene a una specie diversa è ingiustificato.
La versione di Singer dell’argomento si basa sul principio di uguale considerazione degli interessi: interessi paragonabili, come l’interesse a evitare la sofferenza, devono avere lo stesso peso indipendentemente da chi ne sia il titolare. Questo non significa che tutti gli esseri debbano essere trattati in modo identico. Un maiale, per esempio, non ha alcun interesse a votare, ma ha interesse a non soffrire.
Chi sostiene questa posizione cita spesso il filosofo del XVIII secolo Jeremy Bentham, che scrisse: «La domanda non è: possono ragionare? né: possono parlare? ma: possono soffrire?»
Forme di specismo
Chi scrive sull’argomento distingue diverse forme, tra cui:
- Antropocentrismo – l’idea che solo gli interessi umani contino moralmente, o che prevalgano sempre su quelli degli animali.
- Attenzione selettiva – trattare alcune specie, come cani e gatti, come compagni e altre, come maiali o polli, come cibo. Il concetto di carnismo della psicologa Melanie Joy affronta proprio questo schema.
- Specismo istituzionale – leggi e pratiche che classificano gli animali come proprietà e ne consentono l’uso in agricoltura, ricerca e intrattenimento, come negli allevamenti intensivi.
Contesto scientifico
Gli argomenti sullo specismo si basano spesso sulla ricerca scientifica sulla senzienza animale. Nel 2012 un gruppo di neuroscienziati firmò la Cambridge Declaration on Consciousness, secondo cui gli animali non umani, compresi tutti i mammiferi e gli uccelli e molte altre creature come i polpi, possiedono i substrati neurologici che generano la coscienza. Nel 2024 la New York Declaration on Animal Consciousness, firmata da un gruppo di scienziati e filosofi, ha affermato che esiste un forte sostegno scientifico all’esperienza cosciente nei mammiferi e negli uccelli e almeno una possibilità realistica che sia presente in tutti i vertebrati e in molti invertebrati.
Critiche
Il concetto di specismo è stato criticato da diversi punti di vista:
- Alcuni filosofi, come Carl Cohen, hanno sostenuto che gli esseri umani hanno diritti grazie a capacità tipiche della specie umana, come l’agire morale, e che gli animali non hanno diritti nello stesso senso.
- Altri, come Bernard Williams, hanno difeso un certo grado di parzialità verso gli esseri umani come naturale e non paragonabile al razzismo.
- Alcuni critici hanno contestato l’analogia con il razzismo e il sessismo, ritenendola inappropriata o offensiva. Chi la sostiene risponde che l’analogia riguarda la struttura del ragionamento, non il confronto tra le vittime.
- L’“argomento dei casi marginali”, secondo cui, se capacità come la razionalità fondassero lo status morale, alcuni esseri umani ne sarebbero privi, è spesso usato dagli antispecisti e resta controverso.
Esempi di specismo
| Situazione | Perché i critici la considerano specista |
|---|---|
| I cani sono protetti come animali da compagnia, mentre i maiali, che mostrano un’intelligenza e una capacità di soffrire paragonabili, vengono allevati per il cibo | Interessi simili sono trattati in modo molto diverso solo a causa della specie |
| Pratiche che sarebbero maltrattamenti illegali se fatte a un animale domestico sono la norma negli allevamenti | La tutela giuridica dipende dalla specie dell’animale e dall’uso che se ne fa |
| Nella maggior parte degli ordinamenti giuridici gli animali sono classificati come proprietà | I loro interessi contano solo in relazione ai proprietari |
Rapporto con il veganismo
Molte persone vegane considerano l’antispecismo una giustificazione fondamentale del veganismo, perché il principio implica che la sofferenza degli animali allevati debba avere lo stesso peso di una sofferenza umana paragonabile. Nella pratica questo si traduce nell’evitare i prodotti animali, nel sostenere i santuari per animali e nel fare campagna contro le pratiche dell’industria lattiero-casearia e dell’industria delle uova. Tuttavia non tutte le persone che criticano lo specismo diventano vegane, e non tutte le persone vegane esprimono le proprie idee in questi termini.
Domande frequenti
Cos’è lo specismo, in parole semplici?
È considerare gli interessi di un animale meno importanti solo a causa della specie a cui appartiene, e non per una differenza rilevante tra individui.
Chi ha coniato il termine specismo?
Lo psicologo britannico Richard D. Ryder, nel 1970. Il filosofo Peter Singer lo ha reso ampiamente noto con Animal Liberation (1975).
Lo specismo è come il razzismo?
Singer e altri sostengono che lo specismo abbia la stessa struttura del razzismo e del sessismo: favorire il proprio gruppo in base a una caratteristica moralmente irrilevante. I critici rifiutano il paragone, e chi lo sostiene sottolinea che riguarda la forma del ragionamento, non l’equiparazione delle vittime.
L’antispecismo significa che animali ed esseri umani devono essere trattati allo stesso modo?
No. Significa che interessi paragonabili devono ricevere uguale considerazione. Un maiale non ha alcun interesse a votare, ma ha interesse a non soffrire.
Fonti
- Gruen L, Monsó S. The Moral Status of Animals. Stanford Encyclopedia of Philosophy.
- Britannica – Speciesism
- The New York Declaration on Animal Consciousness (2024)
- Singer P. Animal Liberation. New York: New York Review/Random House, 1975.
Ultima revisione: 31 ottobre 2026.
Vedi anche
Fonti
- Britannica britannica.com
- Stanford Encyclopedia of Philosophy plato.stanford.edu
- NYU sites.google.com
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